Progetti

#Ripartodame2: la bellezza di rimboccarsi le maniche

Con Ti racconto di me Kevin* ci descrive #RipartoDaMe2, il progetto di inclusione lavorativa destinato ai detenuti della Casa di reclusione di Milano Bollate e sostenuto con il contributo di Fondazione Comunità Milano, e della sua esperienza col progetto iniziata un anno fa.

Nel mio periodo in carcere ho cercato più volte di ricostruirmi un futuro, ma senza mai farcela del tutto. Solo #Ripartodame mi ha permesso di riuscirci.

Ho accettato subito di aderire al progetto perché ero desideroso di ottenere una formazione e un sostegno continuo. Negli anni ho provato a riprendere gli studi per aprirmi a nuove strade, ma ho dovuto interrompere non ottenendo mai il diploma.

Così, quando è partito il progetto, grazie al corso di Enaip, ho deciso di ributtarmi a capofitto nell’ambito della logistica e dei trasporti, il campo lavorativo in cui ho maturato più esperienza, e, pensando che il mio vecchio lavoro fosse bellissimo, ho atteso che un’azienda mi offrisse qualche impiego nell’ambito. L’attesa però non è valsa, l’azienda a cui puntavo non si è fatta avanti.

A quel punto però si è presentata una grande multinazionale del settore ristorativo che era alla ricerca di personale per i suoi diversi punti vendita. Ho quindi sostenuto il colloquio per prova e sono stato selezionato. È iniziata così la mia avventura nella cucina di una famosa catena di fast food.

Sono qui da quasi un anno ormai e mi trovo bene. Il lavoro ha un ritmo ideale, l’ambiente è sereno e il clima è famigliare. Con i colleghi si è formata una bella sintonia e cerchiamo di frequentarci e sentirci, per quanto possibile, anche fuori dall’orario lavorativo.

Nelle mie 32 ore settimanali mi occupo di impanare, friggere e preparare i diversi piatti, ma anche di gestire e organizzare la dispensa e le celle frigorifere. Quando i miei colleghi mi chiedono se sono stanco, io rispondo «no, sono carico!».

Col tempo mi sono educato a togliere dal mio vocabolario la parola “stanchezza” perché non bisogna mai dimenticare che avere un lavoro è una fortuna, anche nelle giornate in cui facciamo più fatica. Poi, in confronto a quelli svolti in precedenza, questo impiego è decisamente più tranquillo e mi dà maggior serenità.

Prima di #Ripartodame non svolgevo nessun tipo di impiego retribuito in carcere e cercavo di arrangiarmi come potevo, ora invece, con quello che guadagno, posso sostenere la mia famiglia e permettere ai miei figli di continuare gli studi e questa per me è la soddisfazione più grande.

Grazie al progetto mi sto pian piano riprendendo la mia vita, ho fatto anche richiesta per ottenere la possibilità di utilizzare il motorino che sarebbe l’ideale per recarsi al lavoro.

Mi auguro che la mia collaborazione qui possa continuare, ne sarei davvero felice!

Al prossimo racconto!

* Per motivi di privacy vengono usati nomi di fantasia.